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Affascinanti Fasce

Fasce

Dall'inizio del XXI secolo la struttura anatomica nota come fascia è sulla bocca di tutti. Rulli e palline per il massaggio, massaggio fasciale, yoga fasciale… ma che cosa sono esattamente queste fasce?

Le fasce sono una matrice connettivale che avvolge tutte le strutture del nostro corpo (muscoli, legamenti e articolazioni, ossa, nervi, vasi sanguigni e organi) proprio come un imballaggio. In questo modo le fasce danno forma al nostro corpo e fungono da primo strato protettivo contro le forze esterne.

Frank Liebig creator QS:P170,Q29586018, Ragnatela su cima di abete, CC BY-SA 3.0 DE

Struttura delle fasce

La fascia corporea può essere suddivisa in quattro strati distinti. Lo strato più esterno, subito sotto la pelle, è costituito dalla fascia del pannicolo, spesso definita anche fascia superficiale. La fascia del pannicolo è composta principalmente da tessuto connettivo lasso e grasso e avvolge tutto il nostro corpo (tronco, braccia e gambe), a eccezione degli orifizi corporei come bocca, occhi, naso ecc.

Il secondo strato è formato dalla fascia del tronco (fascia profonda o fascia muscolare). Proprio come il pannicolo, la fascia del tronco si sviluppa dal mesenchima embrionale. Essa forma la matrice primitiva in cui, durante lo sviluppo embrionale, si originano tutti i muscoli scheletrici, le ossa, i tendini, i legamenti e le articolazioni. Nelle braccia e nelle gambe, la fascia del tronco viene solitamente chiamata fascia muscolare; la funzione rimane tuttavia la stessa: il denso tessuto connettivo intrecciato funge da strato protettivo e di scorrimento dell'apparato locomotore e trasmette una parte della forza alle articolazioni durante la contrazione muscolare.

Il terzo e il quarto strato fasciale sono racchiusi dalla fascia del tronco e vengono definiti fascia meningea e viscerale. La fascia meningea racchiude e protegge il nostro sistema nervoso, mentre la fascia viscerale funge da protezione e sostegno per i nostri organi interni. 

È importante notare che questi quattro strati non devono essere considerati come sistemi separati, bensì come un continuum unitario di strutture tissutali.

Le fasce corporee appartengono, proprio come le capsule articolari e i setti intramuscolari e intraneurali, al tessuto connettivo e di sostegno denso e non modellato (intrecciato) del nostro corpo. I tendini e i legamenti, al contrario, sono costituiti da tessuto connettivo modellato (a fibre parallele). La differenza sta nella disposizione delle fibre di collagene nel tessuto: in risposta alle tensioni che agiscono in diverse direzioni, le fibre di collagene nel tessuto connettivo denso e non modellato formano reti che possono scorrere e distendersi in molteplici direzioni. Nel tessuto connettivo modellato, tutte le fibre sono invece sempre orientate nella stessa direzione: scorrono parallele tra loro a causa delle sollecitazioni costanti. Per questo motivo, rispetto ai legamenti, le fasce sono molto più elastiche e mobili.

In linea di principio, il tessuto connettivo non modellato e quello modellato sono composti dagli stessi elementi costitutivi: cellule e matrice extracellulare. Le cellule si suddividono in fibroblasti/fibrociti, condroblasti/condrociti e osteoblasti/osteociti. Il tipo di tessuto in cui si sviluppa il tessuto connettivo dipende dalle sollecitazioni meccaniche esercitate sul tessuto stesso, ovvero sulle cellule mesenchimali.

Se sul tessuto agiscono prevalentemente forze di trazione, si sviluppano soprattutto fibroblasti, che a loro volta producono principalmente fibre di collagene di tipo I e poca sostanza fondamentale elastica, dando così origine a tendini e legamenti. Se invece sul tessuto agisce soprattutto una pressione, si sviluppano per lo più condroblasti, che producono esclusivamente sostanza fondamentale e fibrille di collagene di tipo II molto sottili. Questo è ciò che si riscontra tipicamente nella cartilagine articolare ialina.

Nel tessuto fasciale si sviluppano principalmente fibroblasti. Questi contribuiscono solo in minima parte al volume delle fasce, ma svolgono un ruolo fondamentale nella struttura e nella rigidità fasciale. I compiti dei fibroblasti sono la produzione della maggior parte dei componenti che formano la matrice extracellulare – ad eccezione dell'abbondante acqua presente nella fascia – e la riparazione delle lesioni tissutali durante la guarigione delle ferite.

Oltre ai fibroblasti, nel tessuto fasciale si trovano anche adipociti (cellule adipose). Gli adipociti non solo svolgono un ruolo importante nella produzione di estrogeni, ma sono anche importanti produttori di vari peptidi e citochine, responsabili della regolazione dell'appetito, dell'insulina e della glicemia, nonché dell'angiogenesi (crescita dei vasi sanguigni), della vasocostrizione e della coagulazione del sangue – sostanze fondamentali durante la guarigione delle ferite. Nella fascia, gli adipociti sono densi e numerosi nelle aree soggette a elevate forze di taglio e movimenti di scorrimento, dove fungono da cuscinetto protettivo.

Attraverso diversi studi è stato dimostrato che all'interno della fascia si trovano moltissimi tipi differenti di recettori. Tra questi vi sono terminazioni propriocettive mielinizzate e un gran numero di terminazioni nervose «libere» non mielinizzate. Queste terminazioni nervose inviano al nostro cervello segnali fondamentali per il controllo del movimento e della postura (propriocezione), dove, insieme alle informazioni provenienti da altre fonti corporee, si forma la percezione conscia e inconscia della postura e del movimento. Considerando il numero di recettori nel tessuto fasciale, questo è probabilmente paragonabile, se non addirittura superiore, a quello dei recettori nella retina. Si può quindi facilmente intuire come la fascia sia uno dei nostri organi sensoriali più importanti!

Una panoramica chiara ed efficace sulla struttura e sulla funzione della fascia ci è stata offerta dal chirurgo della mano francese Dr. Jean-Claude Guimberteau. Durante interventi chirurgici, ha esaminato tramite endoscopio come si muovono e si comportano le fibre della fascia. Nel suo documentario «Strolling under the skin» si ottiene una straordinaria visione di ciò che accade sotto la pelle.

“PROMENADES SOUS LA PEAU OU A la découverte des architectures de la matière vivante”, Dr. Jean-Claude Guimberteau

Compito e funzione delle fasce

 Oltre al suo ruolo di organo percettivo, la fascia deve potersi deformare molto rapidamente in diverse direzioni e piani e ritornare subito alla sua forma iniziale, poiché funge da primo scudo protettivo contro le forze esterne. I nostri muscoli, le ossa e le articolazioni non tollerano generalmente un contatto diretto troppo violento senza danneggiarsi. Soprattutto per prevenire lesioni muscolari (ad esempio gli strappi muscolari), in caso di impatti intensi e rapidi la fascia deve fungere immediatamente da ammortizzatore, poiché la muscolatura stessa reagisce troppo lentamente per evitare una lesione.

In caso di movimenti unilaterali e monodimensionali, possono verificarsi aderenze nella fascia. Si tratta dei cosiddetti cross-link. A causa di ciò, la fascia perde parte della sua capacità di scorrimento. Di conseguenza, come nel caso sopra citato, la fascia non riesce più ad assorbire l'intera forza dell'impatto e può verificarsi uno strappo muscolare.

Oltre alla funzione di guaina protettiva, grazie alla sua disposizione a strati la fascia funge da piano di scorrimento. Puoi immaginarla come una struttura in cui singoli nervi, arterie, vene, muscoli e persino gruppi muscolari sono avvolti da una fascia che li separa gli uni dagli altri. La fascia consente quindi il movimento reciproco tra le singole strutture del nostro corpo.

Inoltre, questa architettura della fascia supporta la muscolatura nella trasmissione della forza tra muscoli, gruppi muscolari e articolazioni durante il movimento e lo sport: si lavora nelle cosiddette catene miofasciali. Queste catene vengono definite in modo diverso da vari autori, ma hanno tutte una cosa in comune: ogni gruppo muscolare ha bisogno di una base per svolgere la propria funzione. Questa base è composta da altri gruppi muscolari, che a loro volta sono stabilizzati da ulteriori gruppi muscolari, e così via. Sulla teoria delle catene miofasciali si basano alcune forme di terapia come la facilitazione neuromuscolare propriocettiva (PNF) del Dr. Herman Kabat. Si tratta di un metodo per il trattamento delle paralisi muscolari nella poliomielite, basato sull'idea di attivare i muscoli paralizzati in sinergia con altre catene muscolari o attraverso di esse.

Terapia

Perché il trattamento delle fasce è così importante ed efficace? Immagina il sistema fasciale come quattro paia di collant sovrapposti con nervi, vasi sanguigni e linfatici integrati al loro interno. Questi quattro collant, per consentire il movimento, devono poter scivolare liberamente l'uno sull'altro in tutte le direzioni. In presenza di aderenze tra gli strati non solo si verificano limitazioni della mobilità, ma queste incidono direttamente anche sul sistema nervoso, sanguigno e linfatico.

Se provi a pizzicare con la mano il collant all'altezza del polpaccio, come accade ad esempio con la formazione di una cicatrice dopo un intervento chirurgico nel tessuto fasciale, puoi osservare chiaramente fino a che punto il tessuto viene messo in tensione. Ecco perché non sorprende che una lesione, una limitazione o una cicatrice possano causare problemi anche in una parte del corpo distante, scavalcando altre articolazioni.

In caso di dolori o limitazioni dell'apparato locomotore, il compito del fisioterapista e dell'osteopata è individuare in quale struttura si trova il blocco o la ridotta mobilità, per poi applicare una tecnica specifica e mirata che influenzi positivamente le limitazioni e i dolori, permettendo al tessuto di tornare al suo stato naturale.

Ricerche recenti sembrano dimostrare che le fasce sono in grado di contrarsi e svolgono un ruolo importante nello sviluppo e nella trasmissione della forza [1,2]. Inoltre, insieme a muscoli, tendini e articolazioni, fungono da meccanismo di assorbimento delle forze a impatto rapido. Secondo la nostra visione, le fasce vanno quindi considerate e trattate nel contesto globale insieme ai muscoli. In base ai disturbi, l'obiettivo dell'allenamento e della terapia può essere orientato su strutture specifiche; tuttavia, come accennato, queste sono strettamente collegate tra loro, per cui viene sempre allenato l'intero corpo.

Da BodyLab trattiamo i problemi fasciali e muscolari con la fisioterapia e l'osteopatia. Attraverso la terapia manuale, le tecniche miofasciali (Myofascial Release), il trattamento dei trigger point e il dry needling, sciogliamo le tensioni nei tessuti e restituiamo mobilità. Poiché le fasce si adattano ai carichi, ogni trattamento comprende anche una componente attiva: stretching mirato e allenamento, affinché i tessuti mantengano la mobilità recuperata e tornino a tollerare i carichi.

Allenamento delle fasce

Le fasce possono e dovrebbero essere allenate insieme all'intero apparato locomotore, per garantire la capacità di scorrimento e la funzionalità. Tuttavia, data la loro anatomia e funzione, riteniamo sia molto difficile allenare la fascia da sola: si allena sempre l'intero sistema neuromuscolare. L'aspetto fondamentale è lavorare in tutte le dimensioni, evitando movimenti puramente unilaterali. Discipline come il pilates e lo yoga sono quindi ottime, ma sono utili anche i salti, ad esempio con la corda. Anche l'High Intensity Interval Training (HIIT) si presta bene ai metodi di allenamento fasciale. Nell'HIIT le articolazioni sono però più sollecitate rispetto allo yoga e al pilates: per questo motivo consigliamo di svolgere questo tipo di allenamento con il supporto di un fisioterapista o di un personal trainer, ossia sotto una guida professionale.

“ Faszien - Geheimnisvolle Welt unter der Haut”, tutti i diritti riservati ad arte.tv


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Bibliografia

[1] Fascial tissue research in sports medicine: from molecules to tissue adaptation, injury and diagnostics: consensus statement

Zügel M,Maganaris CN, Wilke J, et al.

Br J Sports Med 2018;52:1497.

[2] Are muscles mechanically independent?

Robert D. Herbert, Phu D. Hoang, and Simon C. Gandevia

J Appl Physiol 104: 1549–1550, 2008; doi:10.1152/japplphysiol.90511.2008.

 

Crediti immagine di copertina

anonimo, Ragno crociato, ragnatela in controluce, contrassegnato come di pubblico dominio, dettagli su Wikimedia Commons


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