Testa
Dolori - Un'introduzione

«Il dolore: così semplice eppure così complesso»
Perché proviamo dolore? Da dove viene? Che senso ha? Perché le persone percepiscono il dolore in modo diverso?
Noi di BodyLab, osteopatia e fisioterapia a Zurigo Altstetten, affrontiamo quotidianamente il tema del dolore. Spesso, infatti, il motivo principale di una visita dal medico, dall'osteopata o dal fisioterapista è proprio la presenza di dolore, indipendentemente dal fatto che sia dovuto a un infortunio, all'età o «semplicemente» alla mancanza di movimento.
Dal punto di vista fisiologico, il dolore ha una funzione salvavita. Il dolore si sviluppa a causa di danni tissutali potenziali o già presenti; ciò significa che il nostro cervello può avvisarci di una lesione prima ancora che si verifichi. Ma anche quando il tessuto è già danneggiato, il cervello ci invia segnali per proteggere la parte lesa e favorire così la guarigione. Esistono tuttavia situazioni in cui il nostro sistema di allarme del dolore fallisce, come ad esempio in alcune malattie, tra cui diversi tipi di tumore, che non causano alcun dolore.
Questa è la parte più semplice del dolore. Diventa complesso quando si cerca di capirlo davvero. Soprattutto quei dolori che a prima vista non sembrano pericolosi per la vita. Il motivo è che il nostro cervello ha deciso, per una qualche ragione, che noi, o meglio il nostro corpo e i nostri tessuti, siamo in pericolo. La vera sfida sta nello scoprire perché il nostro cervello sia giunto a questa conclusione.
Va premesso che il dolore viene percepito con un'intensità diversa da ciascuna persona. Questo perché l'intensità del dolore è indipendente dall'entità del danno tissutale reale. Infatti il dolore viene prodotto dal cervello! Il cervello decide quanto sia minaccioso il danno in base alla situazione di vita. Ergo: il dolore ha un senso!
Se ad esempio durante un'escursione ti rompi una gamba e cerchi riparo in una grotta, ma dentro c'è un orso, il tuo cervello «dimentica» il dolore della frattura, perché il danno ai tessuti è decisamente meno pericoloso per la vita rispetto all'orso da cui devi scappare!
Al centro di tutto c'è l'elaborazione delle informazioni sensoriali, che vengono trasmesse dal nostro sistema nervoso al cervello. Questa elaborazione non si basa solo sui segnali effettivi provenienti dai tessuti lesionati, ma fa parte di un processo complesso che tiene conto di altri fattori. Tra questi ci sono ad esempio la ragione e le emozioni, e da esse le possibili conseguenze per la vita o la sopravvivenza della persona colpita. Anche l'età, il sesso, la cultura e il contesto giocano un ruolo fondamentale. Inoltre, la mancanza di conoscenza e di comprensione influisce notevolmente sull'intensità del dolore. La paura che possa trattarsi di qualcosa di grave può amplificare la percezione di minaccia della lesione. Funziona però anche al contrario: più un paziente è informato sulle conseguenze di un intervento chirurgico, minore sarà l'ansia e potenzialmente richiederà persino meno antidolorifici.
Un altro esempio per chiarire questo aspetto è una piccola ferita a un dito (un taglio con la carta). Per chi lavora in ufficio una lesione del genere è fastidiosa, ma non limita particolarmente la routine quotidiana e il lavoro (contesto). Se invece il sostentamento di una persona dipende fortemente dalla sensibilità delle dita (pianista, violinista, chirurgo, ecc.), la ferita al dito può essere percepita come molto più dolorosa, poiché mette a rischio l'attività professionale.
In sintesi:
Il dolore viene prodotto dal cervello
Il dolore ha una funzione salvavita
L'esperienza del dolore è generata da molteplici segnali sensoriali ed emotivi simultanei
Per comprendere il dolore, questi segnali devono essere riconosciuti e messi in relazione tra loro
Se hai bisogno di noi, siamo a tua completa disposizione!
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Crediti immagine di copertina

Edvard Munch, L'urlo, contrassegnato come di pubblico dominio, dettagli su Wikimedia Commons



